Blog di falcodiluce

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vorrei avere un bel paio d’ali cosi da non dover più camminare dalla macchina alla stanza quando rientro ubriaco...

vorrei un bel paio d’ali per poter giocare in cielo con un paio di stelle come fossero biglie di luce...

vorrei avere un bel paio d’ali per potermi chiudere dentro un buio solo mio e condividere i pensieri con un branco piume...

vorrei avere un bel paio d’ali per spaventare le rose notturne e attirare a me le falene addormentate, facevano davvero un effetto strano quando ero piccolo...

vorrei avere un bel paio d’ali solo per il gusto di far cadere pioggia di sangue su neve di sperma cosi da dare un senso alle mie visioni oniriche...

vorrei avere un bel paio d’ali solo per il gusto di strapparle e sentire cosa si prova,per sentire qualcosa...

vorrei avere un bel paio d’ali per vedere piume stese su tutto il rosso teatro dell’anima, per poi ripulirlo con un soffice soffio di vento...

un bel paio d’ali per tentare di capire quanto ancora aspettare...

qualcuno che le possa disegnare....


( 25/8/2007 03:26:24 - N. 275319 )


Ammiro lo specchio a fondo valle
Che ormai ha già dimenticato
Di riflettere il sapore di occhi d’argento
Il solerte freddo
ricordo di notte ghiacciata
Lotta col caldo sapore del corpo che stringo
E gli uccelli cantano
Bisbigliando di due corpi nudi
Che gridano piacere…


( 6/8/2007 01:34:51 - N. 272444 )

avevo appuntamento con Itan alle 10.15 ma , come da manuale dei postulati di murphi, qualcosa mi avrebbe fatto far tardi...
il cellulare iniziò a vibrare, guardai il nome sul display “Giulia”...
un attimo di esitazione, scontato l’esito della telefonata...
“ciao Mark, come va???”
“come ieri, e il giorno prima ancora”
“mi manchi”
“oh cristo...scusa ma ora non mi va”
un tira e molla durato tanto,troppo...

purtroppo le incomprensioni sono un pò come la morte, cerchiamo sempre di allontanarle, di capirle sperando di poterne controllare almeno una parte,ma in fondo esistono e basta...

scendo di casa...
il colori della notte erano cosi bui che sembrava quasi di stare in uno dei miei sogni di cartapesta...
i riflessi sul parabrezza sembravano usciti dalle pennellate di van gogh...
il mondo faceva pace con me...
non c’era ancora traffico...
presto avremmo litigato...

arrivai da Itan che aspettava composto nella sua auto seduto di fianco alla sua tanto decantata sorella...
“ciao Mark,questa è Katy”
“hey Katy io sono Mark, spero tanto che Itan non ti abbia riportato tutto quello che si vocifera su di te in piscina”
un sorriso due parole e via...

è sabato sera e come tutti i drogati di traffico in astinenza guido senza pensare al perchè...
spero solo di trovare parcheggio,in fondo si scende di casa solo per questo...
van gogh si è tagliato l’orecchio per una donna...io lo farei benissimo per un posto auto...
le chiacchierate da viaggio mi fanno tornare alla mente rossella...
aveva chiesto ad una amica un mio recapito,le piacevo diceva...
e pensare che nemmeno ci avevo parlato..
ci riuscimmo... a parlare...anche se per poco..
disse che le sembravo pazzo...
e non volle più incontrarmi...
che stupida, come si aspettasse da tutti lo stesso comportamento formale e scontato, giusto per far colpo su una troia qualunque...

io sono uno e basta..

nemmeno il tempo di rifletterci su che il nostro appuntamento ci fece cenno di fermarci all’angolo..
la ragazza di Itan ha qualcosa di particolare, non è bella ma eccitante...
sembra voler mettere subito in chiaro che il letto è il suo dominio e che tutti noi uomini non siamo altro che vibratori dal manico troppo ingombrante...
i suoi occhi che affogano troppo spesso nelle lacrime vogliono far capire cose che proprio non ci sono...
Miriam invece era semplicemente stupenda...
una di quelle donne che secondo proust devono essere lasciate agli uomini privi di immaginazione...
effettivamente la minigonna e la camicetta che le fasciava il corpo lasciavano al cervello poco bisogno di immaginare...
portavano entrambe i tacchi a spillo e si giostravano tra le scanalature del porfido senza problemi...
le altre macchine rallentavano al loro passaggio, avrei voluto dirgli: “fottetevi tutti stanotte sono solo nostre”

ancora una volta mi trovavo nel traffico di napoli...
napoli sembra viva...
i suoi taxi , le lunghe colonne di traffico, i lampioni...
credo che ,se ogni essere umano scomparisse, la metropolitana per pozzuoli continuerebbe comunque le sue corse, le luci dei lampioni continuerebbero ad illuminarsi allo scoccare del timer, qualcosa ,se non qualcuno, continuerebbe a fumare erba al margini delle piazze e nei locali continuerebbero a girare cazzate su cazzate...

arrivammo al locale...
10 euro tre consumazioni...
unite alle birre precedenti sono garanzia di piacevole serata..
cosi fu in fondo, eravamo tutti amici, compagni,conoscenti,perfetti sconosciuti...
succhiavamo tutti lo stesso sangue dagli stessi bicchieri , ballavamo la stessa musica nel medesimo modo e cercavamo di scoparci tutti qualche donna attraente ...
Miriam attraeva gran parte dei cercatori d’oro...
cristo, era l’attrazione principale quella sera...tigre tra domatori di pulci....
molti di loro il giorno dopo si sarebbero svegliati sobri e lo sarebbero rimasti fino al sabato successivo....
io lo sarei stato due giorni al massimo...
però in quel momento andava bene cosi anche per loro...carne e sangue e alcool...
Silver come al solito ci provava con tutte quelle che passavano nel suo raggio d’azione, non avrebbe mai avuto ciò che voleva...
musica assordante e alcol lo aiutavano, come facevano con me...
ore passate a dimenticare...

con noi c’era anche Eva...
l’avevo conosciuta qualche sera prima...
per me che conosco solo i 16 colori basilari del vecchio windows è difficile dare un nome al colore dei suoi occhi...
come l’erba tagliata a primavera, quando se ne formano mucchi interi ai lati della strada...
un corpo di quelli proporzionati, curati nei dettagli...
il riferimento a “chiedi alla polvere” di Fante aveva fatto il resto..
un grillo nella testa mi diceva di scoparla...
e non si zittiva....
eravamo tutti e sei sul divano verso fine serata,tutti ubriachi, lei sedeva sulle mia gambe...
“tu stasera sei mia”
“ah, sono tua?”
nemmeno il tempo di percepire il movimento della sua testa che già un mio labbro finiva tra i suoi denti....
un morso animale, eccitante, proprio come le curve del suo culo...
mi persi in quei baci al sapore di rum...
minuti di buio,pace,liberazione,eccitazione...
l’ora di andare...
in sei nella mia macchina...slan
guidva Silver...
chiaro segno dell’alcol...
però la voglia di scoparmi Eva superava ogni possibile problema...
a fanculo slan a fanculo l’ora a fanculo l’alcool a fanculo i locali e il traffico e le colonne di luce e tutto il resto...
avevo voglia di un letto..
dove gustare il suo corpo e la sua carne e il suo culo e le sue labbra...
quindi la portai in albergo...
i sedili ribaltabili della mia macchina non mi hanno mai affascinato più di tanto...
il sesso è piacere e il piacere va gustato nel suo massimo splendore...

i corpi devono essere liberi di muoversi, devono poter dare libero sfogo agli impulsi...

maestro Wilde un giorno scrisse che il piacere è l’unica cosa sulla quale valga la pena avere una teoria e che in fondo ad ogni piacere c’è un pizzico di crudeltà...

la mia teoria è che il piacere sia un essere vivo, orgoglioso e come tale va rispettato...
il pizzico di crudeltà...
c’era...
stavo male...
sembrava che lo stomaco volesse uscire dal suo involucro di carne ed ossa...
si ribellava al troppo alcol...
era come se tutti i folletti del mondo si fossero riuniti a praticare dei riti vodoo usando il mio addome come bambola da infilzare...
quasi vomitavo...
volevo scoparmela ma ogni qual volta mi ci avvicinavo...
conati...
e ancora...
e ancora....
però...
se uno dei due poteva provare piacere...
doveva averne lameno una parte..
cosi iniziai a toccarla e morderla e baciarla e leccarla...
il modo che aveva di gemere era quello di una gatta e perciò iniziai a tenerla per la gola ,per i capelli , mentre con la lingua e l’altra mano mi davo da fare...
mi eccitavo mi smontavo mi sentivo male conati conati conati...
poi basta...
l’alcol decise che la festa nel mio stomaco era finita, poteva tornare a casa...
riusci a stento ad arrivare al bagno prima di liberarmi di tutto lo schifo che avevo ingurgitato quella sera...
subito dopo ,la telefonata del gestore che ci pregava di uscire...
“Mark almeno non mi dimenticherai mai”
“Eva neanche hitler verrà dimenticato”
poi qualche secondo di nulla...
nella stanza, in macchina l’aria che si respirava era indecifrabile...misto tra imbarazzo e incoscienza e divertimento...

fuori era ormai mattina...
e dalla macchina in corsa si poteva vedere le solita lotta tra sole e foschia....
per decidere chi avrebbe dominato la giornata...
uno spettacolo magnifico...
tutto ad incorniciare uno squarcio di passato nel futuro...
creato da qualcuno che potrebbe non avere nessun ruolo nella nostra vita...

mentre scrivo...adesso...ascolto Chopin....
mio padre dice che per lui è troppo malinconico...
per me è semplicemente molto sentimentale...
anche se di sentimentale non ho detto quasi nulla..



( 6/7/2007 00:48:49 - N. 264555 )


basterebbe uccidere un tentativo per non massacrare parole innocenti...

me ne accorgo ogni giorno...
la mattina scendo di casa e vado al bar...
cornetto
cappuccino
e la persona che mi sta di fianco non tace per un attimo...
.azzo
sputa a terra, cerca di svegliare il cervello
non limitarti ad alzare il culo dal letto
quella è solo parvenza di coscienza...

finita la colazione esco dal bar
non essendo un fanatico delle chiacchierate mattutine non mi trattengo oltre...
vado all'università o in ufficio o per strada
nessuno che tace per un fottutissimo momento...
oggi mi si è rotto il cellulare,
e
mentre guidavo
ero certo che nessuno
avrebbe potuto distogliere la mia attenzione
dalle buche che minacciano i cerchi in lega...
e pensare che negli ultimi giorni ho sentito più cazzate
che ad una recita della bibbia
che all'addio al celibato di un puttaniere
che alla festa di un amico che non si vede da molto
che a telefono con un amico/nemico/coglione
che ai racconti di viaggio di paolo
che in una chiacchierata tra me e me...

basterebbe uccidere il tentativo di dire sempre qualcosa, per forza...

( 5/3/2007 02:22:16 - N. 233417 )


marco si trovava alla guida della sua 147 nera, la carrozzeria risucchiava l'asfalto come un buco nero avrebbe fatto con un infinito foglio di carta scarabocchiato, il vento rapiva dal finestrino il fumo che prima era stato del suo corpo...tutto semplice, nulla di fine a se stesso,inutile....

aveva da poco finito di discutere con la sua donna di cose insensate,cose che avrebbero dovuto avere un senso,un risvolto, invece nulla finiva con l'avere un senso logico....

era sempre cosi dopo una discussione, per lei ogni cosa doveva essere "chiarita" altrimenti i suoi infiniti risvolti sarebbero tornati, prima o poi, a guastare quanto di buono si era costruito. per marco era diverso, secondo lui le discussioni erano solo un modo per ammazzare il tempo (che spesso da vivo avrebbe avuto miglior sorte) e la stragrande maggioranza di queste necessariamente non avevano un chiarimento,non perchè non avrebbe voluto darlo ma perchè questo era impossibile. immaginiamo le vacanze con qualche amico, è raro come un diamante di 500 Kg o possibile come l'eventualità in cui bill gates diventi povero che tutte le teste siano d'accordo, ora estendiamo il ragionamento a tutta la terra e avremo il perchè dell'impossibilità del perfetto chiarimento di tutte le discussioni.

i lampioni che gli passavano di fianco in fondo non erano poi tanto diversi dagli esseri umani, li noti solo se ti soffermi a guardarli, per il resto del tempo illuminano la strada come una luna artificiale anche quando non c'è nessuno che abbia bisogno della loro luce. quando c'è il sole invece la loro luce è immobile, coricata in un limbo di insofferenza,proprio come succede a certe persone.

immerso tra quei pensieri marco si chiese cosa fosse lui per la sua donna. si sentiva come quel sole ma qualche volta avrebbe voluto essere solo una lucetta fioca, senza nulla da dire, confusa tra tante luci fioche o scintillanti. e per lui? cosa significava lei per lui? era una presenza strana, viaggiava tra sogno e incubo e colore e buio. non era abituato a tanta presenza, una figura fissa, un quadro dipinto sulla retina che non può essere lavato via. non che avesse voluto sbarazzarsi di quel quadro, semplicemente capirlo. non aveva mai capito i quadri di picasso ne di modigliani e nemmeno di van gogh ma alcuni gli erano piaciuti anche non capendo il perchè, beh , non era la stessa cosa ma questo era quello che gli veniva in mente.

guardando lo scorrere del cancello mentre aspettava per rincasare continuò a gironzolare tra un pensiero ed un altro fino a quando nel suo letto questi svanirono con il resto della stanza e del mondo....

...e tutto senza un preciso chiarimento...

( 17/1/2007 12:55:47 - N. 219462 )

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