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[pirata]

nome:

pedro
eta': 42
Citta'.: ] v|c|no c@sa tua[
Descrizione:


www.radioultrasuoni.com




Il mio Big Jim è un’allarmista. Tiro la cordicella che ha nello zaino e comincia ad urlare:
“Stai attento! E’ pericoloso!”-“Forza! Non c’è molto tempo!”-“Pronti, attenti, via!”.
La sua voglia di redarguirmi mi mette agitazione. Perché mai dovrei ascoltarlo? Forse perché ha il viso glabro da ‘modello Gillette’? Forse perché ha un corpo tonico, la riga da un lato e le basette accennate? Forse perché mostra i muscoli all’occorrenza? Forse perché non ha il pene? Perché? Perché ascoltare lui e non il suo implacabile nemico Professor Obb?
Obb è di tutt’altra pasta, e viene da un altro spaccato sociale, ha la cresta, le cicatrici e la barba incolta, ogni tanto mostra i tatuaggi e probabilmente si fa pure le canne. E’ un professore e non vuole diventare né calciatore né astronauta, il suo scopo è rompere le palle a Big Jim. Lo scopo di Big Jim è rompere le palle a me.
Big Jim e Professor Obb, l’ennesimo sterile bipolarismo. Davanti a questo quadro era ovvio che saltassi sull’ultimo treno in arrivo, quello nipponico, quello della ‘Goldrake generation’.
Tutta un’altra storia, niente cani smaniosi di gatti, niente gatti smaniosi di sorci, niente sorci smaniosi di formaggio, ma storie cazzute, metafore ardite di vita reale.
L’Uomo Tigre era un lottatore spietato sul ring e generoso con gli orfanotrofi, la stessa Candy era una trovatella dalla vita difficile, il cui primo fidanzatino muore cadendo da cavallo; Conan, ragazzo del futuro, viveva in un mondo post-atomico, tema ricorrente negli ‘anime’ di una nazione che il post-atomico l’ha vissuto davvero.
Gli eroi giapponesi si muovevano in un mondo di valori assoluti, dove il rispetto degli amici, il senso della famiglia, l’amore per la natura e lo spirito di sacrificio soppiantavano le corse degli struzzi e le costate di dinosauro.
Il mio eroe era Jeeg Robot d’Acciaio. Era pilotato da Hiroshi Shiba, una specie di Elvis col dramma dell’invulnerabilità, che continuava ad obbedire al padre defunto, tenuto in vita da un monitor psichedelico.
Hiroshi portava al collo una sorta di ‘salvavita Beghelli’, che squillava quando il papà aveva bisogno, e l’amato figliuolo accorreva, sempre, anche se colto sulla porcellana.
In 46 episodi mai, dico, mai che abbia staccato la spina del monitor psichedelico. Da stimare.
A noi giovani infanti quei cartoni spiegavano tutto, anche la morte . E se da una parte un coyote dell’Arizona poteva cadere da un dirupo di kilometri d’altezza rimanendo illeso, dall’altra l’anziano maestro Vitali crepava assiderato per aver coperto Remì in una notte di neve.
Erano capolavori spietati ed affascinanti, per questo furono osteggiati senza tregua da tante associazioni devote a Topolino, Jerry, Gonzales e altre pantegane; è colpa loro se non esiste il 45 giri di Devil Man, nonostante il testo addolcito dal buon Riccardo Zara (“come un angioletto su nel cielo volerai se t’innamorerai”).
Intanto dagli States esportavano eroi di altra caratura, superuomini con poteri straordinari spesso ottenuti con le stesse radiazioni che in Giappone creavano mostri.
Ricordo la prima serie a cartoni dei Fantastici 4: la Torcia Umana fu sostituita da un insipido robot per paura che i ragazzini si dessero fuoco e io per protesta cambiavo canale e mi guardavo Jucas Casella che camminava scalzo sui carboni ardenti.
Più passava il tempo e più mi appassionavo alle animazioni nipponiche, alle memorabili sigle italiane dei Superobots, di Fogus, dei Cavalieri del Re, dei fratelli De Angelis, dei fratelli Balestra, di Toffolo, di Fidenco e persino dei Vianella!
Roba forte, suonata, altro che quelle fetecchie di dance spicciola che fanno da cornice alla ‘nuova ondata’.
Centinaia e centinaia sono i cartoni che porto nel cuore e che hanno traghettato il mio corpo implume dagli anni ’70 agli ’80, e i miei eroi sono lì sulla mensola, sotto forma di modellini, di giocattoli, usati, vissuti.
Sono come foto, evocano ricordi e stabiliscono il perimetro dell’isola felice nella quale rifugiarmi quando ho voglia e tempo.
Qui nel mio garage, si respira un po’ di quell’aria e un po’ di altre arie, grazie ai vinili che posseggo, ai giochi, agli ammennicoli, ai gingilli e alle carabattole di cui mi circondo senza tregua. Tutta roba a cavallo tra le due decadi, tutto materiale per rifocillare la fantasia.
E ogni tanto rispolvero anche questo Big Jim, gli schiaccio la schiena e lui mi fa il gesto dell’ombrello, come a ricordarmi che, in fondo, non sono il mio genere di eroi quelli che vincono.


Velluto:Tessuto il cui diritto è caratterizzato da una superficie di peli fitti e morbidi. Può essere in cotone, seta, lana e in altri materiali liscio o a coste. Lo si ottiene da un tessuto simile alla spugna, rasando tutti gli anellini della superficie esterna. Già conosciuto nel Medioevo percorre la storia del costume vestendo i ricchi e i potenti. Nell' '800 era destinato soprattutto agli abiti da sera femminili, oggi è utilizzato indifferentemente per capi sportivi ed eleganti, maschili e femminili........
.......nn c'è niente di meglio al mondo che riesca a riscaldare e ad evitare di restarci secchi assiderati....specialmente se è sabato notte ,diciamo pure verso le 4.30,di un dicembre freddissimo, e vi trovate su una panchina di Bologna nei pressi di Piazza Maggiore......lo giuro!



Vivi :* :* :*


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Pagina visitata 7330 volte, ultimo aggiornamento : 23/02/2005 - 09.48
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