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K|NT4RO

nome:

Kintaro Oe
eta': -4348
Citta'.: Tokio
Descrizione: .
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Disteso sui gradoni di una vecchia
chiesa di provincia,
timidamente illuminato dall'oscura
luce delle stelle...

Un flebile bagliore ipnotico come
il movimento ellittico degli astri
più luminosi,intento a pensare
a quale dio iracondo abbia creato le
nubi per offuscare sì grande spettacolo...

E il sapore,l'odore e il ricordo di
quella persona che è così simile alle stelle
e così lontana come loro..

Luminosa,bella e unica..

Ognuno parla del paradiso,nessuno sa cos'è,
bramando un'impossibile fuga verso un mondo angelico e divino.

Il mondo è qui,arso dalle fiamme del'odio e del terrore,della paura e della tristezza.
Inutile sperare in miracolose fuge estemporanee,
bisogna lottare per spegnere le fiamme.
O per alimentarle,chissà..
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Uomini, cui natura dannava a cieca notte,
stirpi di fronde lievi, effimeri, senz'ali,
di vita breve, impasti di fango: oh vane frotte
d'ombre, oh simili ai sogni, sventurati mortali!

Rivolgete il pensiero a noi ch'eternamente
viviamo, e sconosciuta n'è la vecchiezza, a noi
che abitiamo nell'ètere, a noi che nella mente
agitiam sempiterni concetti; sí che poi,

quando i misteri etérei conosciate, e qual sia
l'esser nostro, e le origini dei Numi abbiate apprese,
dell'Erebo, dei fiumi, del Caos; da parte mia
possiate dire a Pròdico... che vada a quel paese. -

La Notte, il Caos e l'Erebo fosco da prima, e v'era
lo spazïoso Tartaro; ma non il firmamento,
né la Terra, né l'Ètere. La Notte alata e nera
primo depose un uovo, cui vita infuse il vento,

nel grembo immensurato dell'Erebo. Con gli anni
fuori balzonne Amore, desio del mondo, cui
aurei sovra gli omeri lucean piccoli vanni:
ratto come procella di venti. Insiem con lui

unitosi nell'ampio Tartaro, il Caos dall'ali
tenebrose fe' razza, e prima a luce trasse
la stirpe nostra: innanzi non eran gl'Immortali
che Amore tutte quante le cose mescolasse.

La Terra, il Ciel, l'Oceano, da tale mescolanza
nacque, e l'eterna stirpe dei beati Celesti.
Per antichità, dunque, la nostra assai l'avanza.
Che poi siamo figliuoli d'Amor, son manifesti

molti segni: voliamo e viviam fra gli amanti;
e piú d'un giovanetto ritroso, in su la soglia
già dell'età matura, trasser gli spasimanti,
per effetto del nostro potere, alla lor voglia,

questi con una quaglia, quegli altri con il dono
d'una fòlaga, questi d'un paperotto, quelli
d'un uccello di Persia. E quanto di piú buono
han gli uomini, lo debbono tutto a noialtri uccelli.

Punto primo, noialtri v'indichiam la stagione:
Autunno, Verno, Primavera. Se la gru piglia
la via di Libia, e gracchia, per la seminagione
maturo è il tempo; ed essa al nocchiero consiglia

che appenda il suo timone al muro, e se ne resti
a dormirsela: e a Oreste, che un mantello si tessa,
sí che, sentendo il freddo, non vada a trar le vesti
di dosso alle persone. Col nibbio, poi, s'appressa

una nuova stagione, quando alla pecorella
tosar conviene il morbido vello di primavera;
e a dar consiglio giunge poscia la rondinella,
che si muti il mantello con veste piú leggera.

Dodona, Ammone, Apollo Febo noi siam per voi;
dacché, pria di decidervi, in tutte le occasioni,
correte dagli uccelli per un consiglio: vuoi
per gli affari e gli acquisti, vuoi per i matrimoni.

E per voi, tutto quanto sappia di profezia
è auspicio: un motto, un grido, uno schiavo, un somaro,
uno sternuto, un gesto, son tutti auspicî. - Oh, via,
non siam per voi l'oracolo d'Apollo? Oh, non è chiaro?

Stretta
Dunque, se in conto di Numi ci abbiate,
vi prediremo il futuro, ed amabile
un zefiretto l'inverno, l'estate
vi manderemo un calor sopportabile;
né, come Giove, ad assiderci andremo
gonfî di boria fra i nembi remoti;
ma, rimanendo fra voi, qui, daremo
a voi, ai vostri figliuoli, ai nepoti,
quattrini e sanità,
beni, felicità,
balli, prosperità,
risa, floridità,
vita senza una spina,
e latte di gallina:
insomma, beni a macca
da pigliarne una stracca.
Eccovi diventati - tutti ricchi sfondati.
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Sanguinolente situazioni

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Scivolo sibilando
sul tuo corpo ossessionato
soltanto dal
suono della tua passione..
Similmente stridono i nostri corpi
sudati,imperlati di gocce di
sangue rubino.
Subitamente asssaporo il dolce
sapore del tuo sesso.
Sesso.
se.
Se solo potessi afferrare la tua anima
ed entrarne in possesso..
Il gioco è complesso ma non mi arrendo
spesso l'amplesso scivola tra dolci pensieri e
squallide ossessioni.
Adesso rivolgo il mio tormento a ciò che più
ci molesta.
Soavi,imperscrutabili momemnti spazzati via
nel cesso.
E' soltanto sesso adesso,perchè fare un

processo?Processo lo stesso il tuo stupido
regresso,la tua squallida mania di
possesso,mendicando un
accesso che ti sarà negato fin quando sarò lo
stesso,sempiterno custode della mia ragione.

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Non sottovalutare le conseguenze dell'amore.

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